PDCI-Ancona

il Blog dei comunisti italiani, sezione “Tina Modotti”

Archivi per Maggio, 2014

PERCHE’ DICIAMO NO AL MONUMENTO FASCISTA AD OSTRA

Domenica, Maggio 18th, 2014

Nell’anno 70° della Liberazione delle Marche sta avanzando nel silenzio una grave provocazione contro la Resistenza in uno dei centri simbolo della lotta di liberazione nelle Marche, la città di Ostra.

Nel territorio di Ostra fu attivo contro il nazifascismo uno dei primi distaccamenti d’assalto, il quarto, della Brigata Garibaldi Marche, che fu a sua volta una delle prime in Italia.

Contro lo sviluppo del movimento partigiano e il pericolo che esso rappresentava per l’occupante tedesco furono mobilitati la mattina del  6 febbraio 1944 in un massiccio rastrellamento – come risulta da una sentenza della Sezione Istruttoria della Corte di Appello di Ancona del ‘ 46 - , “un battaglione di SS. tedesco e un battaglione misto di militi repubblichini, volontari fascisti in borghese, agenti della Questura di Ancona, carabinieri ed alpini, in tutto circa 1.400 uomini”, i quali batterono la campagna “perquisendo casa per casa alla ricerca di partigiani, di sbandati e di renitenti alla leva”.  Furono rastrellate circa 200 persone e radunate presso il Comune, la maggior parte furono poi rilasciati, ma alcuni furono condotti in prigione a Jesi e tre individuati con l’ausilio di spie quali maggiori responsabili  condannati a morte e fucilati. Costoro andarono incontro alla morte eroicamente,  cantando – secondo la testimonianza del cappellano militare presente don Luigi Zio – “l’inno della Brigata Garibaldina” e gridando in faccia ai fascisti del plotone d’esecuzione: “W l’Italia!”

I loro nomi sono gloriosamente noti:

Pietro Brutti, nato ad Ostra in famiglia numerosa di mezzadri,  38 anni, sposato con figli, era il comandante della formazione partigiana;

Alessandro Maggini, vent’anni, di Ancona, famiglia di tradizioni patriottiche dal Risorgimento, ne era divenuto il commissario politico, dopo aver frequentato la scuola per commissari organizzata a Sappanico dal partito comunista;

Amedeo Galassi, figlio di un piccolo coltivatore diretto di Ostra, 22enne, diplomato perito agrario, aveva maturato già nel ’42-’43 una ferma avversione per il regime del fascismo.

Con decreti del Presidente della Repubblica, nel 1969 Maggini e Brutti sono stati insigniti di medaglia d’argento e Galassi di medaglia di bronzo al valor militare alla memoria.

All’indomani della Liberazione, sulle mura dove avvenne la loro fucilazione è stata apposta una lapide in ricordo, dove ogni anno nell’anniversario si tiene una manifestazione promossa dall’Anpi provinciale.

I partigiani di Ostra diedero ancora un alto contributo di lotta e di sangue alla Liberazione dal nazi-fascismo. Il comandante che seguì, il brigadiere dei CC Onelio Manoni, come pure il commissario Umberto Terzi ed altri del distaccamento che aveva preso il nome di Maggini perirono il 4 maggio nella efferata strage nazifascista sul monte S.Angelo di Arcevia.

L’11 luglio ad Ostra, mentre avanzava il fronte alleato e i tedeschi ritirandosi accentuavano la ferocia contro la popolazione, i partigiani catturarono e fucilarono nel quadro della lotta di liberazione cinque fascisti sospette spie e acclarati elementi collaborazionisti. Tra loro un capitano della GNR (Monti Armeno), il fanatico fondatore ed esponente del fascio di Ostra  (Nardi Cristianzano), la rappresentante delle donne fasciste ( Faustina Marcellini “detta ‘La Splendida’),  una  fanatica “camicia nera” di Senigallia che aveva partecipato al plotone di esecuzione dei partigiani (Allegrezza Licurgo), e il priore di S.Maria Don Nazareno Pettinelli, che aveva approvato la condanna a morte dei partigiani, “in virtù - come scrive la storica Maria Grazia Salonna nel suo libro Fazzoletti rossi (affinità elettive 2008) che ricostruisce la vicenda - della sua incondizionata adesione al fascismo e quindi ai bandi tedeschi”, e più volte si era vantato  ostentatamente: <Sono nero come la tonaca che indosso> .

Orbene, l’attuale parroco, dalle idee anche lui del colore della tonaca, ha deciso di dedicare a quei  fascisti e al suo predecessore un monumento, di fronte alla lapide dei partigiani, lungo la strada provinciale che costeggia le mura e che in quel tratto si chiama “Via dei Partigiani”; ed è chiaro lo scopo provocatorio di confondere insieme nello stesso luogo i combattenti che versarono il sangue per la libertà e l’indipendenza dell’Italia nella Resistenza, con i sostenitori e complici riabilitati di Hitler e Mussolini.

Già nella chiesa un monumento è stato dedicato al prete Pettinelli definito  “ottimo pastore del gregge di Cristo che, perseguitato da insano odio, fu ucciso e tolto per sempre all’amore dei fedeli”. Da ricordare anche che questo “ottimo pastore”si rifiutò di assistere i partigiani credenti condannati a morte e di dare loro i conforti religiosi, proprio per marcare la sua solidarietà con i fucilatori.

Purtroppo con atto grave e irresponsabile, non ponderato nel suo significato, implicazioni e conseguenze, il commissario alla Provincia di Ancona, l’ex presidente Patrizia Casagrande,  ha dato la sua autorizzazione con atto del 23 gennaio 2014, e a seguire anche la Commissione edilizia del Comune di Ostra ha autorizzato con deliberazione dell’11 marzo 2014.

Così dal punto di vista burocratico amministrativo, dopo un percorso silenzioso e  apparentemente innocuo, tutto è pronto per la realizzazione di un monumento all’insegna della commistione ed equiparazione delle parti, come affermazione  della cultura del rovescismo storico con cui procede la destrutturazione dei fondamenti della Repubblica nata dalla Resistenza.
Consideriamo che sia necessario rompere il silenzio acquiescente e chiamare i cittadini, le associazioni e le forze antifasciste e democratiche a mobilitarsi per impedire un tale scempio e perché siano revocate dalla Provincia e dal Comune le autorizzazioni concesse con leggerezza irresponsabile.

Il monumento alle spie e collaborazionisti che si vuole fare ad Ostra offende la memoria dei tre partigiani fucilati dai nazifascisti e ivi ricordati, eroi decorati della Resistenza; come pure dei resistenti bruciati con i lanciafiamme sul monte S.Angelo di Arcevia e di tutti i caduti e martiri della lotta di Liberazione.

Sarebbe ben triste celebrare il 70° della Liberazione delle Marche se si lasciasse realizzare quello che è obbiettivamente un oltraggio a tutta la Resistenza italiana.

Un OLTRAGGIO a cui diciamo NO, che non s’ha da fare!

Ruggero Giacomini, storico della Resistenza

Alessandra Maltoni, nipote dell’eroe partigiano Alessandro Maggini

(per contatti e adesioni: nomonumento@gmail.com)

IN RICORDO DELLA CARA COMPAGNA PAOLA

Venerdì, Maggio 9th, 2014

<!--enpts-->paola-cecchetti.jpg<!--enpte--> Paola Cecchetti è deceduta oggi 8 maggio 2014 ,  soffriva da molto tempo, una lunga terribile malattia che lei ha affrontato con la voglia di vita che aveva.

Era la nostra compagna…una compagna  di tante discussioni, di tante manifestazioni e tante battaglie, in difesa della scuola pubblica, contro tutte le discriminazioni, nel sindacato. Il suo impegno politico e sociale era serio e coerente e  si angosciava per questo nostro tempo carico di ingiustizie e diseguaglianze. Le sue domande sempre celavano la  preoccupazione su come e cosa fare  e sempre quando poteva ci faceva giungere il suo pensiero acuto e perspicace. Il suo contributo  ci ha accompagnato politicamente fino all’ultima campagna elettorale per le elezioni amministrative di Ancona, quando  già malata ha voluto comunque esserci, sostenendo con determinazione l’unità dei comunisti e l’unità a sinistra…la scelta giusta.

Una sorella e un’ amica che capiva anche senza bisogno di tante parole.  Sempre con la voglia di esserci,  e con la curiosità verso l’altro e verso l’altra.  Con il senso del dovere e l’amore  per il suo lavoro nella scuola dell’infanzia. Con uno sforzo inaudito  volle tornare a lavorare anche  quando il male aveva preso il sopravvento; sfidava ostinatamente le difficoltà, senza nascondere le sue paure; cercava di superarle perché  appunto voleva esserci  perché non voleva privarsi del piacere del cibo, del viaggio, del cinema, della musica, della compagnia.

E anche se la malattia negli ultimi tempi ne aveva trasformato il volto, la ricordiamo sempre così  generosa, curiosa,  con il  suo dolce sorriso.
Al marito Marco, ai figli Diego e Matteo, ai familiari tutti, il nostro commosso abbraccio.

Ciao Paoletta.

Le compagne e i compagni della Sezione Tina Modotti PdCI Ancona

UN LIBRO DELLO STORICO ANCONETANO RUGGERO GIACOMINI, CHE FA FINALMENTE CHIAREZZA SULLA VICENDA CARCERARIA DI GRAMSCI

Martedì, Maggio 6th, 2014

<!--enpts-->gramsci-e-il-giudice-copertina.JPG<!--enpte-->E’ appena uscito presso l’editore Castelvecchi l’ultimo libro dello storico anconetano Ruggero Giacomini: Il giudice e il prigioniero/ Il carcere di Antonio Gramsci.

Con fonti inedite e verifica dell’ampia bibliografia, l’autore ricostruisce in uno stile scorrevole ed efficace la vicenda carceraria di Gramsci e i suoi rapporti con il mondo esterno e il partito comunista, facendo giustizia di tanti luoghi comuni.

Giacomini rovescia il detto secondo cui se ci si indica la luna è sciocco guardare il dito, mostrando come nel caso specifico di Gramsci è proprio nella direzione del dito e del suo proprietario che bisogna guardare se si vuole conoscere la verità. Cioè a dire verso quel giudice istruttore Macis sardo che nel consegnargli la lettera di Grieco giunta da Mosca gliene offrì la chiave interpretativa: «Onorevole Gramsci, lei ha degli amici che certamente desiderano che lei rimanga un pezzo in galera».  Insinuando che ci fosse stato un tradimento dei suoi compagni contro di lui.

Giacomini ricostruendo per la prima volta la biografia del giudice Macis e il suo ruolo effettivo nel sistema di potere fascista, dimostra che quel giudizio non era affatto disinteressato e obbiettivo, ma parte di una strategia rivolta con modi e mezzi molteplici a ottenere la capitolazione del capo del partito comunista, spingendolo a chiedere la grazia.

Nel quadro delle provocazioni e vere e proprie torture messe in atto contro il prigioniero rientra anche l’azione sciagurata  del “sedicente Dante Romani”, originario di Ancona, incontrato da Gramsci in carcere e di cui pure è restituito per la prima volta  il profilo biografico.

Giacomini, che è stato allievo e a lungo collaboratore di  Enzo Santarelli, è noto per i suoi studi sulla Resistenza e i Movimenti della Pace. Su Gramsci ha pubblicato numerosi saggi, ha curato assieme a Domenico Losurdo e Michele Martelli il volume Gramsci e l’Italia  (Istituto per gli studi filosofici, 1994) e realizzato una biografia (Antonio Gramsci, Teti 1997),  tradotta  in spagnolo dal Centro Juan Marinello  (L’Havana 2001).

<!--enpts-->ruggero-ad-appignano2.JPG<!--enpte-->  Il libro di Ruggero Giacomini, Il giudice e il prigioniero. Il carcere di Antonio Gramsci , Castelvecchi editore,  verrà presentato in Ancona alla Libreria Feltrinelli venerdì 16 Maggio ore 17,50, con la partecipazione di Massimo Raffaeli critico letterario, Alvaro Rossi esponente dell’Anpi e l’Autore.

IMPEDIAMO LA PROVOCAZIONE DEL MONUMENTO FASCISTA CONTRO LA RESISTENZA AD OSTRA

Venerdì, Maggio 2nd, 2014

Nell’anno 70° della Liberazione delle Marche, mentre si stanno organizzando i festeggiamenti per ricordare il contributo dei resistenti e partigiani alla vittoria sul nazifascismo, una grave provocazione sta avanzando in provincia di Ancona, ad Ostra, contro la Resistenza.

Nel territorio di Ostra si costituì uno dei primi e più attivi distaccamenti d’assalto, il quarto della V Brigata Garibaldi Marche, che fu a sua volta una delle prime in Italia.

Contro di esso furono mobilitati la mattina del  6 Febbraio 1944 in un massiccio rastrellamento – come risulta da una sentenza della Sezione Istruttoria della Corte di Appello di Ancona (n.393/ 46), “un battaglione di SS. tedesco e un battaglione misto di militi repubblichini, volontari fascisti in borghese, agenti della Questura di Ancona, carabinieri ed alpini, in tutto circa 1.400 uomini”, i quali batterono la campagna “perquisendo casa per casa alla ricerca di partigiani, di sbandati e di renitenti alla leva”.  Furono rastrellate circa 200 persone e radunate presso il Comune, la maggior parte furono poi rilasciati, ma alcuni furono condotti in prigione a Jesi e tre individuati con l’ausilio di spie quali maggiori responsabili  condannati a morte e fucilati. Costoro andarono incontro alla morte eroicamente,  cantando – secondo la testimonianza del cappellano militare presente don Luigi Zio – “l’inno della Brigata Garibaldina” e gridando in faccia ai fascisti del plotone d’esecuzione: “W l’Italia!” [Lettera del cappellano al fratello di Brutti, 29 gennaio 1946, in Maria Grazia Salonna, Fazzoletti rossi, affinità elettive, Ancona 2008, pp. 65-6]

I loro nomi sono gloriosamente noti:

Pietro Brutti, nato ad Ostra in famiglia numerosa di mezzadri,  38 anni, sposato con figli, era il comandante della formazione;

Alessandro Maggini, vent’anni, di Ancona, famiglia di tradizioni patriottiche dal Risorgimento, ne era divenuto il commissario politico, dopo aver frequentato la scuola per commissari organizzata a Sappanico dal partito comunista;

Amedeo Galassi, figlio di un piccolo coltivatore diretto di Ostra, 22enne, diplomato perito agrario, aveva maturato già nel ’42-’43 una ferma avversione per il regime del fascismo.

Con decreto del Presidente della Repubblica nel 1969 Maggini e Brutti sono stati insigniti di medaglia d’argento e Galassi di medaglia di bronzo al valor militare alla memoria.

All’indomani della Liberazione sulle mura dove avvenne la loro fucilazione è stata apposta una lapide in ricordo, dove ogni anno nell’anniversario si tiene una manifestazione promossa dall’Anpi provinciale.

I partigiani di Ostra diedero ancora un alto contributo di lotta e di sangue alla Liberazione dal nazi-fascismo. Il comandante che seguì, il brigadiere dei CC Onelio Manoni, come pure il commissario Umberto Terzi e gli altri del distaccamento che aveva preso il nome di Maggini perirono il 4 maggio nella efferata strage nazifascista sul monte S.Angelo di Arcevia.

L’11 luglio ad Ostra, mentre per l’avanzata del fronte il conflitto si inaspriva, i partigiani catturarono e fucilarono per le necessità della lotta di liberazione cinque fascisti sospette spie e acclarati elementi collaborazionisti. Un capitano della GNR (Monti Armeno), il fanatico fondatore ed esponente del fascio di Ostra  (Nardi Cristianzano), la rappresentante delle donne fasciste ( Faustina Marcellini “detta ‘La Splendida’),  una  fanatica “camicia nera” di Senigallia  del plotone di esecuzione dei partigiani (Allegrezza Licurgo), e il priore di S.Maria Don Nazareno Pettinelli, che aveva approvato la condanna a morte dei partigiani, “in virtù della sua incondizionata adesione al fascismo e quindi ai bandi tedeschi”, e più volte si era vantato  ostentatamente: <Sono nero come la tonaca che indosso> .  [Salonna, pp. 110, 148]

Orbene, l’attuale parroco, dalle idee anche lui del colore della tonaca, ha deciso di riabilitare quei  fascisti e il suo predecessore,  a cui per altro è già  dedicata una lapide apologetica all’interno della  chiesa. E si è attivato per erigere un monumento ai cinque fascisti di fronte a dove è la lapide dei partigiani,  così da confondere insieme nello stesso luogo i combattenti che versarono il sangue per la libertà e l’indipendenza dell’Italia nella Resistenza, con i sostenitori e complici di Hitler e Mussolini.

Purtroppo con atto grave, non ponderato nel suo significato, implicazioni e conseguenze, la Provincia di Ancona – senza più purtroppo l’attenzione e il controllo del Consiglio provinciale non più rieletto - ha dato la sua autorizzazione, indispensabile  essendo che il detto monumento verrebbe a costruirsi ai margini della strada provinciale che scorre fuori delle mura di Ostra  [autorizzazione numero 30374/2014 rilasciata il 23 gennaio 2014].

A seguire, con atto altrettanto grave anche la Commissione edilizia del Comune di Ostra  ha dato la sua autorizzazione (Delibera dell’11 marzo 2014).

Così dal punto di vista burocratico amministrativo tutto è pronto per la realizzazione del suddetto manufatto, dopo un percorso silenzioso e  apparentemente innocuo, ma che
nasconde invece un’alta volontà di confusionismo delle parti, rovescismo storico e destrutturazione dei fondamenti della Repubblica nata dalla Resistenza.
Occorre con una forte denuncia, pronunciamento e  mobilitazione delle forze antifasciste e democratiche far comprendere la gravità di quanto si vuol compiere e la leggerezza irresponsabile delle  autorizzazioni concesse, chiederne e ottenere la loro REVOCA.

“Il monumento alle spie – ha scritto in una lettera di denuncia al commissario della Provincia la nipote di Maggini, Alessandra - offende la Memoria di Mio zio e dei suoi Compagni - non solo: umilia l’Eroismo di Tutti i Martiri che persero la Vita nelle tragiche giornate della Lotta Partigiana e che con la purezza dei Loro Monumenti Ricordano a tutti - Amici e nemici - cos’è costata la Conquista della Libertà e della Pace. I Monumenti Evocano a perenne Memoria il Martirio che fu e la Verità che E’.. Il ‘manufatto’ oltraggia e piega il Valore dell’intera RESISTENZA ITALIANA.”

QUESTO OLTRAGGIO NON S’HA DA FARE!

DIFENDIAMO LA MEMORIA,  L’ONORE E GLI IDEALI DELLA  RESISTENZA!