PDCI-Ancona

il Blog dei comunisti italiani, sezione “Tina Modotti”

Archivi per Luglio, 2014

ANCORA STRAGI DI BAMBINI A GAZA. E POI CRITICANO VATTIMO…

Martedì, Luglio 29th, 2014

<!--enpts-->gaza-nuova-strage-29-7-14.JPG<!--enpte-->Grida di scandalo si sono levate  nei giorni scorsi per le critiche di Vattimo a Israele dalla Comunità ebraica anconetana   e da  esponenti del PD, con ingiunzioni perentorie a “chiarire” e richieste addirittura di revoca del premio conferitogli per meriti culturali nell’ambito del festival Adriatico Mediterraneo.

Dagli scandalizzati nessuna critica per altro alla volontà pervicace di Israele di impedire ai palestinesi, contro il diritto internazionale, di poter avere un loro Stato indipendente, e nessuna condanna  del programma di pulizia etnica enunciato dal vicepresidente della Knesset e leader della maggiore componente del Likud, Moshe Feiglin,  il quale vorrebbe cacciare i palestinesi da Gaza per insediarvi le colonie ebraiche, collocando in questo quadro l’attuale aggressiva politica israeliana.

Per fortuna non tutti gli ebrei, in Israele e fuori, sono disposti a giustificare e sostenere qualunque politica anche apertamente criminale che compiono i governanti di Israele… e a prendersela con Vattimo.

“Il Resto del Carlino” pubblica oggi una interessante lettera del prof. Massimo Mandolini-Pesaresi, anconetano che vive oggi negli Stati Uniti dove insegna italiano e fa parte dell’associazione “Jewish  Voice for Peace”:

Ho letto sui quotidiani locali – scrive il professore  – del recente ‘scandalo’ suscitato dal previsto conferimento del premio Festival Adriatico-Mediterraneo 2014 a Gianni Vattimo: la comunità israelitica è in allarme e invade le pagine dei quotidiani con i suoi anatemi.

Capisco che le posizioni coraggiose di Vattimo non siano in linea con l’ideologia sionista della comunità, ma ciò non giustifica le false accuse. In particolare, è una pura calunnia sostenere che le dichiarazioni dell’ex parlamentare europeo, critiche di Israele, siano anti-semitiche. Ma purtroppo al giorno d’oggi chiunque critichi lo stato d’Israele viene bollato  con tale epiteto infamante.

Mi rendo conto che la direzione del Festival Adriatico-Mediterraneo è ora oggetto di fortissime pressioni, ma mi auguro vivamente che non ceda a simili ricatti. Aggiungo che l’attuale tragico momento (le stragi perpetrate a Gaza dall’esercito israeliano) rende particolarmente significativo il riconoscimento dato a un pensatore libero come Gianni Vattimo.

Concludo con una notizia che molto probabilmente non arriva sui notiziari italiani. Qui negli  States, si sono avute negli ultimi giorni numerose proteste di ebrei americani anti-sionisti contro le atrocità israeliane”.

Aggiungiamo per la precisione storica che oggi le principali vittime dell’antisemitismo sono proprio i palestinesi.

STOP ALL’AUSTERITA’ – SI ALLA CRESCITA: presentati ad Ancona i referendum per modificare le politiche economiche

Lunedì, Luglio 28th, 2014

<!--enpts-->28-7-14-009b.JPG<!--enpte--> Parte da Ancona la raccolta delle firme sui quattro referendum popolari per la modifica delle Legge 243 del 2012, con cui si è tradotto in Italia in termini accentuatamente restrittivi e antipopolari il vincolo europeo del “Fiscal compact”  per cui si è voluta modificare anche la Costituzione.

Le conseguenze delle politiche europee tutte rivolte ad imporre la precarietà del lavoro e il più sfrenato liberismo – originate dal trattato di Maastricht  del 1993  e via via aggravate – sono  sotto gli occhi di tutti: poveri e disoccupati raddoppiati negli ultimi anni in Italia, 50 milioni di disoccupati nell’Unione europea,  precarietà come condizione permanente sempre più diffusa, sempre minori capacità di acquisto globale delle masse e difficoltà e chiusura di sempre più aziende che non trovano compratori per i loro prodotti. Quanto al debito pubblico poi, con tutte le politiche di austerità non è affatto diminuito, anzi è aumentato. Si è solo imposto il dominio senza regole del capitale finanziario, cioè del capitale più parassitario e antisociale della storia, che produce ed esige conflitti e miseria di massa.

E’ interesse dunque delle classi popolari dire BASTA A QUESTE POLITICHE DI AUSTERITY e cercare di imporre con un movimento dal basso una inversione di tendenza.

I REFERENDUM SONO MEZZO E OCCASIONE per suscitare un tale movimento, per produrre la necessaria inversione delle politiche economiche.

L’adesione convinta e militante del PdCI delle Marche è stata portata alla conferenza stampa che si è tenuta oggi all’Anpi  dal segretario regionale Fosco Giannini. Sono anche intervenuti a costituire ognuno con il proprio specifico apporto il Comitato promotore unitario su base provinciale, dando il via alla raccolta di firme nelle Marche, il segretario regionale di SEL Edoardo Mentrasti, Claudio Di Pietro per i sindacalisti impegnati della Cgil, Tamara Ferretti della Direzione anconetana del PD.   

La nostra Costituzione  come è noto non consente di sottoporre a referendum i trattati internazionali, una clausola limitativa imposta per non rimettere in discussione il Trattato di pace con gli Alleati al termine di una guerra a cui l’Italia era stata trascinata dal fascismo, e che non è stata poi più modificata nonostante le mutate condizioni lo richiederebbero.

I 4 referendum intervengono dunque su una Legge del Parlamento italiano, ciò che li rende legittimamente ammissibili anche se ne limitano la portata.  Sta al movimento di lavoratori e di giovani, alla lotta di popolo che potrà coagularsi, crescere e svilupparsi attorno ai referendum, di spingere politicamente e socialmente perché sia profondamente modificato il rapporto di subordinazione rispetto alla finanza europea e internazionale, che è il principale nodo da affrontare in Italia e in Europa per poter riprendere una politica di lavori, sviluppo, indipendenza e pace.

Molto dipende dunque dal ruolo che sapranno conquistarsi in questo movimento con il loro apporto fattivo i comunisti e le avanguardie della sinistra, come asse portante e motore di una iniziativa che per vincere deve estendersi largamente e mobilitare il più possibile nuove e vecchie soggettività.

LA «SOLUZIONE FINALE» DELLA DESTRA ISRAELIANA

Domenica, Luglio 27th, 2014

<!--enpts-->gaza-massacri-soccorsi-feriti-bombardamento.jpg<!--enpte-->  Può essere che in un popolo che è stato vittima di una  feroce oppressione e persecuzione razziale prendano piede istinti imitativi del fascismo e si perseguano deliberatamente analoghi brutali  progetti di annientamento di altri popoli?

Può essere, ed  è anzi  quanto sta avvenendo oggi in Israele contro il martoriato popolo palestinese, nel silenzio complice della gran parte dei media che si  autodefiniscono “liberi”  e nell’acquiescenza della cosiddetta “comunità internazionale” facente capo agli Stati Uniti alleati e protettori.

Leggere per credere i punti del piano avanzato dal  vicepresidente della Knesset israeliana, Moshe Feiglin, per la “soluzione finale” del problema palestinese  a Gaza.  Moshe Feiglin non è un fanatico qualsiasi, ma, oltre ad essere vicepresidente del Parlamento, è anche leader della principale fazione (la Manhigut Yehudit = Leadership ebraica), del Likud, cioè del partito che governa in questo momento in Israele.

Riportiamo qui di seguito da un articolo de “il Manifesto” del 25 luglio scorso,  scritto  da Manlio Dinucci, uno dei pochi commentatori esperti di questioni internazionali in Italia davvero indipendente, che non dissimula i fatti e non li piega secondo le esigenze di  propaganda dei punti di vista dell’imperialismo americano.

”Esso [il piano di Feiglin per Gaza]  si articola in sette fasi.

1) L’ultimatum, dato alla «popolazione nemica», cui viene intimato di abbandonare le aree in cui si trovano i combattenti di Hamas, «trasferendosi nel Sinai non lontano da Gaza».

2) L’attacco, sferrato dalle forze armate israeliane «attraverso tutta Gaza con la massima forza (e non con una sua minuscola frazione)», colpendo tutti gli obiettivi militari e infrastrutturali «senza alcuna considerazione per gli scudi umani e i danni ambientali».

3)  L’assedio, simultaneo all’attacco, così che «niente possa entrare a Gaza o uscire da Gaza».

4)  La difesa, per «colpire con la piena forza e senza considerazione per gli scudi umani» qualsiasi luogo da cui sia partito un attacco a Israele o alle sue forze armate.
5) La conquista, attuata dalle forze armate israeliane che, dopo aver «ammorbidito» gli obiettivi con la loro potenza di fuoco, «conquisteranno l’intera Gaza, usando tutti i mezzi necessari per minimizzare qualsiasi danno ai nostri soldati, senza alcun’altra considerazione».

6) L’eliminazione, attuata dalle forze armate israeliane, che «annienteranno a Gaza tutti i nemici armati» e «tratteranno in accordo col diritto internazionale la popolazione nemica che non ha commesso malefatti e si è separata dai terroristi armati, alla quale sarà permesso di lasciare Gaza». 7) La sovranità su Gaza, «che diverrà per sempre parte di Israele e sarà popolata da ebrei», contribuendo ad «alleviare la crisi abitativa in Israele».
Agli abitanti arabi, che «secondo i sondaggi desiderano per la maggior parte lasciare Gaza», sarà offerto «un generoso aiuto per l’emigrazione internazionale», che verrà però concesso solo a «quelli non coinvolti in attività anti-israeliane». Gli arabi che sceglieranno di restare a Gaza riceveranno un permesso di soggiorno in Israele e, dopo un certo numero di anni, «coloro che accettano il dominio, le regole e il modo di vita dello Stato ebraico sulla propria terra» potranno divenire cittadini israeliani…
Esaminando il piano che Feiglin  sta attivamente promovendo, sia in Israele che all’estero (soprattutto negli Stati uniti e in Canada), si vede che l’attuale operazione militare israeliana contro Gaza comprende [già] quasi per intero le prime quattro delle sette fasi previste.“

CELEBRATO AD ANCONA IL 70° DELLA LIBERAZIONE DELLA CITTA’

Sabato, Luglio 19th, 2014

Con la partecipazione di una numerosa autorevole delegazione polacca guidata dal ministro Jan Stanislaw Ciechanowski e composta di reduci del II Corpo d’Armata polacco del generale Anders, dalla figlia del generale Anna Maria Anders Costa, membri dell’ambasciata e banda militare, si è svolta venerdì 18 luglio la cerimonia in ricordo dell’arrivo in Ancona degli Alleati e della liberazione della città. Presenti il Sindaco della città avvocato Valeria Mancinelli, combattenti partigiani e del Corpo italiano di Liberazione,  i presidenti delle Anpi provinciale e comunale Alessandro Bianchini e Stefania Giacomini, numerosi cittadini.

Dopo la cerimonia ufficiale alla porta S.Stefano, c’è stata la deposizione delle corone al monumento alla Resistenza al Pincio.  Pubblichiamo sotto foto della manifestazione.

Il fatto storico.

Verso le ore 14  del 18 luglio 1944, militari polacchi  del reggimento “Lancieri dei Carpazi” comandati dal tenente colonnello Zakrzewski entrarono in Ancona dalla porta Sento Stefano, scesero per le vie S. Stefano e Montebello e raggiunsero piazza Cavour, dove trovarono ad accoglierli gli esponente locali della Resistenza, membri del CLN comunale clandestino che avevano già preso in mano la situazione come “governo provvisorio” della città di Ancona.

Erano il prof. Franco Patrignani, medico primario dell’Ospedale civile, già da tempo appartenente alla cellula clandestina comunista e presidente del CLN comunale, Renato Gigli, esponente storico repubblicano e ora del partito d’Azione, don Pio Duranti in rappresentanza dei cattolici democratici e l’antifascista Virginio Frati.

Con loro era il comandante dei vigili del fuoco Carlo Albertini, cui venne affidata la responsabilità dell’ordine pubblico.

Il Presidente del governo provvisorio Patrignani si insediò subito nel ruolo di Sindaco, primo Sindaco della città di Ancona liberata, impegnato ad avviare la difficile opera della ricostruzione. Ancona era una città devastata da 191 bombardamenti anglo-americani, la popolazione era quasi tutta sfollata nelle campagne e nei vari centri rurali della provincia e delle Marche.

Qualche mese dopo a Patrignani subentrò come Sindaco l’avvocato Luigi Ruggeri, che aveva rappresentato il PCI nel CLN delle Marche, e una foto storica suggella la stretta di mano con il generale Anders nella consegna dell’attestato di cittadino onorario della città di Ancona: testimonianza di rapporti tra anconetani e polacchi per l’essenziale  collaborativi, al di là delle incomprensioni e dei contrasti che pure vi furono, nell’ambito della comune lotta contro il nazifascismo.

Sul piano militare con  l’ingresso degli alleati  si concludeva la battaglia per Ancona, che aveva avuto a Filottrano lo scontro più duro sostenuto dai soldati italiani del CIL. Contemporaneamente i partigiani dei distaccamenti garibaldini “Riccio” e “Fabrizi” avevano aperto agli Alleati la via di Osimo, allora di fatto capitale provvisoria delle Marche.

Il distaccamento Gap di Aspio-Candia, comandato da Umberto Giuliadori detto l’Americano e Mario Piloni “Funesto”, provvide dal canto suo a facilitare l’avanzata su Ancona, individuando e disattivando lungo il percorso centinaia di mine,  salvando dalla distruzione il ponte sull’Aspio e disarmando i presidi tedeschi di Varano e villa Moroder. Decine di tedeschi fatti prigionieri furono poi consegnati ai comandi polacchi. Questo ruolo svolto dai partigiani nella liberazione di Ancona è generalmente dimenticato.

Il manifesto agli Anconetani

Lo stesso 18 luglio il governo provvisorio insediatosi in Ancona pubblicava un manifesto, primo atto politico della nuova Amministrazione, che per il suo valore documentario ed essendo poco noto riportiamo integralmente:

“COMITATO DI LIBERAZIONE COMUNALE

GOVERNO PROVVISORIO DELLA CITTA’ DI ANCONA

Anconetani,

la leggendaria Ottava Armata, con le valorose truppe polacche in testa, appoggiata dalle eroiche forze partigiane, ha raggiunto la nostra città.

La sospirata liberazione è una realtà anche per noi.

Vicini o lontani, rimasti o sfollati, prorompa dai nostri petti il saluto ai Liberatori:

Viva l’esercito amico delle Nazioni Unite, Viva i Patrioti delle Marche!

Cittadini di Ancona,

è vero che la nostra città sanguina per mille ferite – è vero che Essa ha il volto sfigurato dai segni delle dure prove subite – è vero che Essa è priva di tanti suoi figli sepolti sotto le sue case in rovina – ma è pur vero che, al disopra di tanti lutti e di tante miserie, su di Essa risplende il sole radioso della libertà.

Soltanto alla luce di questo sole, i popoli possono marciare verso le utili e durature conquiste della civiltà.

Popolo Libero di Ancona,

nell’attesa che tutta l’Italia sia restituita ai suoi veri figli, preparati a ripopolare la tua città, a ricostruire le tue case, a rialzare i tuoi templi, a risollevare verso il cielo le grù  dei tuoi cantieri, a ridare al tuo porto il prestigio che aveva da millenni.

Perché questa opera di ricostruzione si compia come è desidero, senza intralci per le necessità della guerra che non è finita, si impone l’osservanza scrupolosa delle disposizioni che il Governo Provvisorio della Città farà conoscere volta per volta.

Viva la Nuova Ancona – Viva gli Alleati – Viva l’Italia.

Il Governo Provvisorio

Franco Patrignani – Renato Gigli

Don Pio Duranti – Virginio Frati” 

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