PDCI-Ancona

il Blog dei comunisti italiani, sezione “Tina Modotti”

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ANCONA COMITATO NOGUERRA NONATO: PRESENTATA LA DICHIARAZIONE D’INTENTI

Sabato, Marzo 12th, 2016

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Nell’ambito della giornata nazionale di mobilitazione contro l’intervento in Libia, le guerre e la Nato, è stata presentata la dichiarazione d’intenti per la formazione in Ancona del Comitato Non guerra No nato. Questo il testo di adesione:

COMITATO NO-GUERRA NO-NATO DI ANCONA

DICHIARAZIONE D’INTENTI

Ci ispiriamo ai valori per cui si sono battuti i nostri avi nel Risorgimento e  nella Resistenza; e ci richiamiamo ai principi fondamentali della Costituzione.

Su queste basi promettiamo di impegnarci:

  1. PER UN’ITALIA LIBERA, INDIPENDENTE E SOVRANA.
  2. PER UNA POLITICA ESTERA ED INTERNA AUTONOMA, LIBERA DAI DIKTAT DELL’IMPERIALISMO USA E DELLA FINANZA PREDATRICE EUROPEA, MA FONDATA SUGLI INTERESSI E ASPIRAZIONI DEL POPOLO ITALIANO.
  3. PER UNA POLITICA DI PACE, AMICIZIA E RISPETTO RECIPROCO VERSO TUTTI I POPOLI.
  4. PER UN’ITALIA SENZA ARMI NUCLEARI E BASI MILITARI STRANIERE.
  5. NO ALLE INGENTI  SPESE MILITARI (80 MILIONI DI EURO AL GIORNO), MA PIU’ RISORSE PER LO SVILUPPO DELL’OCCUPAZIONE E LA TUTELA DELL’AMBIENTE.
  6. NON VOGLIAMO  GUERRE,  NON VOGLIAMO NATO.

SABATO 12 MARZO: GIORNATA NAZIONALE CONTRO L’INTERVENTO IN LIBIA, LE GUERRE , LA NATO

Giovedì, Marzo 10th, 2016

 <!--enpts-->nonato.jpg<!--enpte-->    Appuntamento per partecipare: Ancona piazza Roma ore 10,00.

Appello del Comitato No Guerra No Nato di Ancona:  NOI NON VOGLIAMO L’ITALIA IN GUERRA

 

NO alla Guerra, perché purtroppo siamo in uno stato di guerra, una guerra globale, su più fronti dello scacchiere internazionale, dal Medio Oriente, al Nord Africa ai Paesi dell’est europeo. In questa parte dell’Europa e dintorni è in corso la “campagna acquisti” della Nato, con la dislocazione in questi Paesi di basi militari e di armamenti atomici che costituiscono una provocazione e una minaccia diretta alla Russia e di guerra generale. Tensioni e riarmo sono in corso anche nell’area Asia/Pacifico,  dove gli Usa dispongono di una miriade di basi militari, di armamenti strategici e della più potente flotta militare del pianeta.

In Europa in particolare, le guerre causate o innescate dalla NATO nonché l’impoverimento di intere popolazioni in varie regioni del mondo anche per i cambiamenti climatici, riversano i loro “effetti collaterali” nella drammatica immigrazione di massa e gli attacchi del terrorismo islamista.

In un contesto di crisi strutturale profonda del sistema capitalista che si sovrappone alla crisi degli ecosistemi ambientali, si può precipitare facilmente in un conflitto catastrofico. Gli Usa, ossessionati dal rischio di perdere la supremazia mondiale ottenuta con la dissoluzione dell’Urss, reagiscono con uno spaventoso aumento delle spese militari - circa 5 mld di dollari al giorno, superiore a quella dei primi dieci Paesi al mondo messi insieme tra cui diversi suoi alleati -, e con l’interventismo, non solo militare, per bombardare il dittatore di turno quando non è a loro “amico”, ovvero fomentando contro“rivoluzioni colorate”, anche ricorrendo a formazioni neonaziste per veri e propri colpi di mano militari, come avvenuto in Ucraina con il putsch di piazza Maidan.

Quanto sta avvenendo in tutta l’area mediorientale, ci da la misura, di quanto pericolosa sia la fase che stiamo vivendo. Oggi ci appare più evidente, dopo l’intervento della Russia a favore del governo siriano, il disegno degli Usa/Nato e  Turchia e Arabia Saudita di finanziare e armare le bande  dell’ Isis/Daesh e Al Nusra in particolare, con l’obiettivo di modificare i rapporti di forza in quell’area strategica, e avere governi sottomessi.

NO alla guerra in Libia.  In questo quadro appare quanto mai grave l’operazione militare che la coalizione a guida USA sta conducendo  in Libia. Una nuova lunga guerra, che dopo gli effetti disastrosi di quella scatenata da Francia e Usa con l’Italia al seguito per rovesciare Gheddafi nel 2011,  rischia di rinfoltire i ranghi dell’Isis, invece che indebolirlo, esponendo il nostro paese a ritorsioni terroristiche e offende il diritto fondamentale dei popoli a scegliersi essi stessi il proprio governo. Il pressing dell’Amministrazione USA,  con il “miraggio” della guida italiana delle operazioni, vuole spingere un incerto Governo Renzi a rompere gli indugi per andare alla guerra, ciò che va contrastato ed impedito.

NO alla Nato, che da vecchio strumento della cosiddetta “guerra fredda”  nell’area dell’Atlantico del Nord (anno di costituzione 1949), ha cambiato unilateralmente la sua “missione” nel corso degli anni ’90, facendosi braccio operativo militare della politica dell’imperialismo USA protesa al dominio mondiale. Trasformazione già evidenziata con la prima e la seconda guerra del Golfo - invasione dell’Iraq per abbattere il governo di Saddam, accusato falsamente di possedere armi di distruzione di massa - e con la guerra per lo smembramento della Jugoslavia. La Nato è così diventata una “santa Alleanza” per intervenire fuori dei territori dei paesi membri, e con questo “Nuovo concetto strategico”, si autorizza ad intervenire militarmente, per ragioni di sicurezza globale, economica, energetica e migratoria, quando, come e dove vogliono di Stati Uniti.

Le basi Nato al di fuori degli USA, in violazione della sovranità di numerosi paesi,  sono circa 900, solo in Italia oltre un centinaio. Solo gli USA dispongono oggi di uno strumento proiettato al dominio militare, in violazione dello spirito e della carta delle Nazioni Unite.

La Nato non serve a proteggere il nostro Paese, ma al contrario può farne anche una base di attacco con bombardieri B61-12  armati con le nuove bombe nucleari a guida di precisione ed esporre il nostro territorio a riposte ritorsive, anche nucleari.

Tutto questo potrebbe accadere, un giorno, a “nostra insaputa”, senza preavviso, forse solo un minuto prima, con una breve comunicazione telefonica al nostro Presidente della Repubblica o del Consiglio. La verità è che però noi lo sappiamo, e non possiamo più nasconderci dietro l’alibi dell’ignoranza. Lo sappiamo e abbiamo il dovere di reagire e contrastare questo scenario da incubo e lottare oggi: per l’uscita dell’Italia dalla Nato, per un’Italia libera dalle basi militari Nato e Usa, per una Italia sovrana e neutrale, con una politica estera che rispetti  l’articolo 11 della nostra Costituzione, per una Europa indipendente che contribuisca allo sviluppo di relazioni internazionali improntate alla pace, al rispetto reciproco, alla cooperazione economica e alla giustizia sociale.