PDCI-Ancona

il Blog dei comunisti italiani, sezione “Tina Modotti”

OLIVIERO DILIBERTO: “Avviare un cantiere aperto per l’unità dei comunisti, per la ricostruzione in Italia di un forte partito comunista”

Pubblichiamo l’anticipazione di una lunga intervista a Sara Milazzo rilasciata da Oliviero Diliberto,  segretario nazionale del PdCI, che comparirà integralmente nel sito de “L’Ernesto”.  Vi si affrontano diverse importanti problematiche della situazione nazionale e internazionale e dell’attuale scontro di classe  nel nostro Paese. In essa Diliberto pone  l’esigenza, non più rinviabile, di aprire nel 2011 un cantiere  per la ricostruzione in Italia del partito comunista, impegnando  direttamente in questo processo il Partito dei Comunisti italiani. Nell’anno 90° della fondazione del Partito Comunista a Livorno, quando in ogni parte del mondo il movimento comunista è in ripresa,   riprendere  e attualizzare il cammino cominciato con Gramsci è in Italia   l’anello da afferrare per uscire dalla lunga crisi derivata dalla fine innaturale del PCI e per affrontare la profonda crisi del capitalismo e l’incessante attacco alle condizioni di vita dei lavoratori, costruendo insieme il più largo fronte delle forze di  sinistra e democratiche, per la resistenza e la ripresa.

DALL’INTERVISTA AL COMPAGNO DILIBERTO

….Poni, dunque, il problema della esigenza di ricostruzione in Italia di un Partito comunista più forte e strutturato…

Sì, pongo con nettezza tale questione, a partire dal drammatico quadro sociale che viviamo.

Siamo dentro una crisi capitalistica strutturale, destinata a durare nel tempo. Essa spinge le classi dominanti a cercare soluzioni reazionarie e anti-operaie, sia sul piano economico-sociale che su quello politico-istituzionale. La stessa debolezza strutturale del capitalismo italiano – perdente sul terreno della concorrenza rispetto agli altri poli capitalisti europei ed internazionali – spinge le classi proprietarie ad un giro di vite sul piano dello sfruttamento operaio e su quello dell’abbattimento dei diritti. La finanziaria Tremonti aggrava ancor più le già precarie condizioni di vita delle masse popolari e, come abbiamo visto, il progetto Marchionne punta ad una totale libertà di manovra e potere sull’uso della forza-lavoro, fino a negare elementari diritti sindacali e costituzionali (si pensi al diritto di sciopero!).

Contestualmente, e per fortuna, riprendono vigore – nelle fabbriche e nelle scuole – resistenze e lotte sociali.

Ciò che palesemente manca è una robusta ed efficace sponda politica a queste lotte, con una forte presenza nel conflitto sociale e nelle istituzioni, senza la quale esse sono destinate a rifluire, a rimanere prive di una consapevolezza politica generale e di un progetto unificante. Manca un fronte unitario delle sinistre, tenuto insieme da un solido patto di unità d’azione. E all’interno di esso, un Partito comunista rinnovato e riorganizzato,  quale intellettuale e organizzatore collettivo in grado di indicare una strategia democratica e progressiva, capace di riproporre nell’Italia di oggi, e con una visione mondiale della crisi e delle sue vie d’uscita, una prospettiva volta al socialismo; che rimane l’unica vera e compiuta alternativa – sia pure di lungo termine – alla crisi sistemica del  mondo capitalistico.

Perché proprio un partito comunista, in una fase in cui, nel nostro Paese, il riferimento al comunismo non gode certo di grande popolarità? Non sarebbe meglio un riferimento più generale (seppur generico) ad una “forza di sinistra anti-capitalistica”?

La due cose si integrano, non alludono ad esigenze contrapposte, ma complementari. Il Partito comunista è necessario perché una coscienza comunista, capace di porsi in modo lucido, razionale e non utopistico una prospettiva di avanzata al socialismo non nasce spontaneamente nei movimenti sociali, neppure nelle loro avanguardie più radicali; e nemmeno nell’ambito di un general generico anti-capitalismo, ma ha bisogno di un intellettuale collettivo. Questa fu del resto l’intuizione originaria di Marx, quando si propose di portare il socialismo dall’utopia alla scienza. E tanto più in questa fase così critica della crisi capitalistica su scala mondiale, è necessario mettere a fuoco una strategia generale, dentro una lucida consapevolezza della dimensione sempre più internazionale della lotta per il socialismo e il comunismo.

Ma cosa può fare, a fronte di una impresa di così vasta portata, un partito piccolo e abbastanza fragile come il PdCI?

Abbiamo il senso delle proporzioni (assieme a quello dell’orgoglio per le nostre convinzioni ideali e di principio, a cui non intendiamo rinunciare) e non pensiamo certo che il PdCI, da solo, possa rappresentare la risposta e la soluzione alla questione comunista in Italia. Proprio per questo, ormai da diversi anni, abbiamo assunto il progetto della ricostruzione unitaria del Partito comunista in Italia, che vorremmo perseguire assieme alle compagne e ai compagni di Rifondazione, di altre formazioni, o senza partito. La linea dell’unità dei comunisti in un solo partito.

Lo abbiamo fatto già a partire dall’adesione all’Appello per l’unità dei comunisti che uscì nell’aprile del 2008, all’indomani della disfatta dell’Arcobaleno, e che in pochi giorni raccolse oltre 6mila adesioni spontanee. Abbiamo confermato questa linea al nostro Congresso di Salsomaggiore (luglio 2008) - dove abbiamo avviato anche una riflessione critica e autocritica sull’insieme della nostra esperienza - alla vigilia del congresso di Rifondazione a Chianciano, riproponendola unitariamente all’intero PRC. E colgo l’occasione per dire che chi sostiene che non abbiamo analizzato criticamente, con grande rigore, la nostra posizione sulla guerra alla Yugoslavia, condotta da un governo di cui – pur contestando la guerra, noi facevamo parte – mente sapendo di mentire, oppure non ha seguito il nostro ultimo congresso del 2008 (tre anni fa…).

Rispetto ai rapporti di forza sociali oggi così sfacciatamente favorevoli al capitale e di fronte alle dure condizioni di vita della classe operaia e dell’intero mondo del lavoro, la divisione dei comunisti in due piccoli partiti ci è parsa e ci pare ancor più oggi priva di senso. Mentre c’è bisogno come il pane di un Partito comunista unito, più forte, che sappia rispondere alla lotta di classe scatenata dal capitale, radicarsi nei luoghi del conflitto e del lavoro, avviare una profonda ricerca politico-teorica per dotarsi di un profilo all’altezza dei tempi, riconsegnando così alla classe operaia, alle nuove generazioni, una speranza ed un solido punto di riferimento politico e ideale.

Purtroppo Rifondazione, fino a questo momento, non ha risposto positivamente nel suo insieme a questa proposta, anche se nel tempo vi sono state sicuramente prese di coscienza più chiare su questo terreno, che apprezzo davvero, e noi pensiamo oggi che, nella situazione di crisi (e coi rischi di dissoluzione che oggi gravano sul movimento comunista in Italia), vanno fatti dei passi avanti concreti in questa direzione. E che questo va fatto subito, senza troppi tentennamenti e tatticismi.

L’unificazione dei comunisti – lo voglio dire con chiarezza – non è, né può strumentalmente essere posta, come qualcuno fa, in contrapposizione all’unità a sinistra. Se vogliamo essere efficaci nell’offrire una sponda politica al movimento degli studenti o alla Fiom, in un momento così tragico, dobbiamo unire tutti coloro che, a sinistra, sono disponibili a farlo. Voler costruire un più forte partito comunista dentro ad un più generale movimento di unificazione della sinistra, fondato sulla discriminante della centralità della contraddizione capitale-lavoro, significa render più forte anche tutta la sinistra. Nessun settarismo, dunque.

E’ sulla base di questo ragionamento, dunque, che avanzerò al mio partito la proposta che il congresso che dobbiamo tenere a norma di statuto nel corso del 2011 sia, come ovvio ed evidente, il congresso dei comunisti italiani del PdCI, ma non solo

Proporrò di lavorare ad un congresso aperto a tutte le comuniste e i comunisti che insieme a noi intendono compiere un passo avanti concreto nel processo di “ricostruzione del partito comunista” in Italia.

Intendo cioè l’apertura di un processo (il congresso apre un cantiere, non lo chiude: è una prima tappa) in cui il PdCI metta le sue forze, risorse e strutture a disposizione di un processo di ricostruzione che vada ben oltre i  propri confini.

Anche per questo la tessera che proponiamo per il 2011 (il tesseramento parte in questi giorni)  porta nel suo frontespizio, insieme all’esigenza dell’unità a sinistra, il riferimento esplicito alla necessità di “Ricostruire il partito comunista”, così come recita anche il manifesto nazionale di sostegno a questa peculiare e inedita campagna di tesseramento.

Un più forte partito comunista e una più forte sinistra unitaria e coesa sono i due obiettivi che ci prefiggiamo.

Ci rivolgiamo dunque innanzi tutto al Prc, che andrà anch’esso al congresso nel 2011, ma anche a tutti coloro che condividono questa esigenza.

Siamo peraltro convinti che, se non si compiono i primi passi concreti in questa direzione, rompendo ogni indugio e tatticismo e avviando una fase aggregativa, l’ulteriore deriva e lo smarrimento di migliaia di militanti comunisti diventa inevitabile. Facciamo appello a  quanti sono consapevoli della gravità della crisi e dell’urgente necessità del partito comunista a sostenere in tutti i modi possibili questo processo, nelle forme che riterranno più consone alla loro attuale collocazione nel conflitto sociale e politico.

Ci impegniamo a promuovere, grazie anche al contributo dell’Associazione politico-culturale Marx 21, una riflessione aperta – economica, politica e teorica – sulle ragioni del socialismo nel XXI secolo, e sulle caratteristiche del partito comunista di cui c’è bisogno oggi. Guai se eludessimo questa riflessione: troppo precarie ed eclettiche si rivelerebbero le fondamenta della ricostruzione. E ciò comporta, anche per noi, una riflessione critica e autocritica sull’insieme della nostra esperienza, dentro e fuori il ventennio di Rifondazione, che abbiamo cominciato a sviluppare già da alcuni anni e che vogliamo condurre nel confronto aperto con tutti i comunisti e con tutte le donne e gli uomini che saranno disponibili. Non vogliamo dare lezioni a nessuno: auspichiamo un confronto aperto e costruttivo, rispettoso della storia di ognuno. In questo caso, se guardiamo allo stato del movimento comunista e alla sinistra (ma vorrebbe da dire, al fronte democratico nel suo insieme) nel nostro Paese, è proprio il caso di dire: chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

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